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lunedì 12 maggio 2014

La meritocrazia secondo Pino Cacucci

Quando il cognome conta di più del talento, quando l'appartenenza politica (e non occorrono tessere di partito per "appartenere") conta di più del curriculum, quando frequentare certi ambienti conta più dell'esperienza.
Alzi la mano chi non sorride amaramente quando qualcuno promette meritocrazia . 
Libera Uscita ha incontrato alcuni personaggi che ci hanno parlato di merito premiato.


Pino Cacucci : "Non è un paese per meritevoli"


Pino Cacucci, scrittore e traduttore. «Non saprei dire se la parola meritocrazia abbia qualcosa a che fare con la mia vita e con ciò che ho finora ottenuto. Quel che so, con certezza, è che per trasformare una passione in un mestiere - scrivere libri - riuscendo a camparci, ho avuto qualche colpo di fortuna e tanta ostinazione, oltre a una vera e propria cocciutaggine. E che se mi fossi arreso all'infinita serie di rifiuti la fortuna sarebbe rimasta a guardare, impotente.

Guardandomi indietro forse per "merito" si potrebbe anche intendere qualche pizzico di coraggio unito a quel poco di sventatezza che da giovane mi ha portato a viaggiare senza preoccuparmi di creare una solida base, in un Paese che non offriva granché allora ... e sicuramente oggi ancora meno. Non si può certo negarlo: in Italia, troppo spesso, il merito non conta. 

Occorre così prenderne atto e andare altrove, non alla ricerca di un'inesistente terra promessa, ma perché spinti dalla convinzione che muoversi e fare esperienze arricchisce e rimette in funzione i neuroni: se l'orizzonte è opprimente, bisogna andare a vedere cosa c'è al di là. Rimanere fermi, consuma lo spirito di intraprendenza e deprime ogni energia».


giovedì 17 aprile 2014

Fabrizio Franchi - Il giornalista



"Sempre meglio che lavorare" recita una famosa battuta di Luigi Barzini. Si riferiva al proprio mestiere, quello di giornalista. Autoironia per una professione con luci e ombre. E chissà quanta ironia porta nelle tasche Fabrizio Franchi, cronista e Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige. Perchè non c'è dubbio che di questi tempi fra le categorie più "criminalizzate" c'è quella di chi per lavoro racconta i fatti. Certo, in giro, ci sono anche prezzolati, scendiletto, affetti dalla "sindrome di Stoccolma" (in quanto "rapiti" dal potente di turno). Non c'è dubbio. Ma nella categoria ci sono anche persone per bene e, intorno, un mare di precari, collaboratori ed aspiranti tali.
Nessun martire e nessun eroe ma gente che cerca di fare bene il proprio mestiere, tanto per citare Montanelli, anche a livello locale, giusto per non allontanarci troppo. Anche qui in Provincia, dove si fa la cronaca di una piccola realtà, a volte è tutto più difficile perchè il Potere (con i suoi Palazzi) ce l'hai dietro l'angolo. Le mani (e la faccia) non ce le mettono i commentatori da bar o i "re della tastiera", che si nascondono dietro uno pseudonimo, ma i giornalisti (più o meno grandi) che ogni giorno raccolgono e riportano le notizie.