domenica 17 agosto 2014

Stop alla cattura degli orsi. Catturiamo i pensionati!

Un genio, amico di LIBERA USCITA,
interviene sul caso dell'orsa Daniza, 
che in Trentino è "accusata" 
di avere aggredito un uomo 
che cercava funghi nel bosco.


 «Mi chiedo perché anziché catturare gli orsi 
non catturiamo i pensionati
che guidano con cappello
a bordo di una Panda. 
Ed eventualmente, 
ma solo se oppongono resistenza, 
perchè non li abbattiamo?»


(foto da web)

sabato 16 agosto 2014

Orsa, se ne vogliono sbarazzare

Un'orsa ha aggredito un cercatore di funghi nei boschi di Pinzolo, in Trentino. L'animale ha reagito con due zampate cercando di allontanare l'uomo, che è finito all'ospedale dove è stato medicato. Le sue condizioni non appaiono gravi. (Ansa 15 agosto, ore 12.44)


Stava raccogliendo funghi nei boschi di Pinzolo quando all'improvviso si è trovato di fronte due cuccioli di orso. La mamma, Daniza, vedendoli in pericolo è subito andata in loro soccorso e ha aggredito Daniele Maturi, un uomo della zona di 38 anni. Per lui ferite non gravi. L'animale è stato localizzato ed è sotto vigilanza. Michele Dallapiccola (assessore all'agricoltura, foreste, turismo e medico veterinario,ndr): «La prenderemo». Lega furente. Sul web esplode il dibattito. (www.ladige.it)


Dopo l'attacco di Daniza al cercatore di funghi, che nel frattempo è stato dimesso dal punto di primo soccorso di Tione con delle evidenti fasciature a gambe e braccia, ecco che parte l'operazione di cattura dell'animale. (http://trentinocorrierealpi.gelocal.it)
 (foto da web)

domenica 10 agosto 2014

DONNE al quadrato. Alda Merini

                                         (foto da web)

 DONNE AL QUADRATO 

Ci sono le donne… 
e poi ci sono le donne donne 
E quelle non devi 
provare a capirle, 
sarebbe una battaglia 
persa in partenza. 
Le devi prendere e basta. 
Devi prenderle e baciarle 
e non dare loro il tempo di pensare. 
Devi spazzare via, 
con un abbraccio 
che toglie il fiato, 
quelle paure 
che ti sapranno confidare 
una volta soltanto, 
a bassa bassissima voce. 
Perché si vergognano 
delle proprie debolezze 
e, dopo avertele raccontate, 
si tormenteranno 
– in un agonia 
lenta e silenziosa - 
al pensiero 
che scoprendo il fianco 
e mostrandosi umane 
e facili e bisognose 
per un piccolo 
fottutissimo attimo, 
vedranno le tue spalle 
voltarsi ed i tuoi 
passi allontanarsi. 
Perciò prendile e amale. 
Amale vestite, e senza trucco 
che a spogliarsi 
sono brave tutte. 
Amale indifese 
e senza trucco, 
perché non sai 
quanto gli occhi 
di una donna possono 
trovare scudo 
dietro un velo di mascara. 
Amale addormentate, un po’ ammaccate 
quando il sonno le stropiccia. 
Amale sapendo 
che non ne hanno bisogno, 
sanno bastare a se stesse. 
Ma appunto per questo, 
sapranno amare te 
come nessuna prima di loro. 

Alda Merini

mercoledì 6 agosto 2014

«Non essere belli è diverso (ma neanche troppo) da essere dei cessi» (intervista ad Agostino Bertolin - L'OLTREUOMO)


«Non essere belli è diverso (ma neanche troppo) da essere dei cessi”. Partendo da questo assioma Agostino Bertolin fa una lista dei vantaggi del non essere “affetti da un eccesso di avvenenza».

È una delle tante liste che lui e un gruppo di creativi stilano quasi ogni giorno su OLTREUOMO. Prima di svelarvi  vi raccontiamo chi è Bertolin e chi lavora con lui.

Iniziamo col chiedere cos’è OLTREUOMO.

«È un blog umoristico, che funziona parecchio bene. In questo momento secondo la classifica Alexa siamo il 400° sito in Italia, incastrati tra un sito di pornetti e un motore di ricerca di film hard italiani. Comunque questo mese abbiamo superato i tre milioni di utenti unici e direi che siamo il primo sito umoristico in Italia (scusate... ma... ce l’ho piccolo e in qualche modo devo rifarmi)».

Il sottotitolo del blog è “Imparerete ad amarmi”. Noi di LIBERA USCITA vi amiamo già. Bertolin, raccontaci un po’ di te e dell'OLTREUOMO. Esiste una “redazione”?

«OLTREUOMO (oltreuomo.com) è nato tre anni fa a Pordenone, da un’idea di Andrea Passador e Francesco Boz. Nel settembre 2013 il sito ha avuto un forte aumento della visite e Passador e Boz hanno ampliato la redazione tramite un concorso che ho vinto. Io mi occupo di correggere le bozze e loro in cambio mi regalano i loro post più scadenti che vengono pubblicati a nome mio». 

I tuoi post in realtà sono fulminanti. In alcuni passaggi viene in mente Spinoza.it. Vi ispirate a loro? Quali sono le differenze rispetto a Spinoza?
 
«A dire il vero no. A me Spinoza piace molto e penso siano il top nel loro settore. Che però non è il nostro. Nel senso che è un sito ancorato all’attualità e credo funzioni tramite un forum da cui vengono selezionate la battute migliori proposte dagli iscritti. Noi invece siamo solo in tre. Il risultato è che abbiamo una mole di lavoro proporzionata al nostro narcisismo e uno stile che penso sia ben riconoscibile».
 
Come è nata l’idea degli elenchi (ricordiamo ad esempio quello sui modi per “ lasciare la fidanzata”)?
 
«Gli elenchi sono rapidamente fruibili da tutti. A chi legge richiedono poco tempo e fatica. Questo li rende perfetti per l’ambito della vita delle persone che vogliamo andare ad occupare: il cazzeggio. Esistono anche post più lunghi e articolati, ma quelli li scrivo i giorni in cui ho bisogno di sentirmi una persona meno superficiale».

Tu riesci a vivere di questo?

 
«No, ovviamente non vivo con il blog. Come dimostra il fatto che LIBERA USCITA mi sta intervistando, a vivere di Oltreuomo sono le mie velleità. Tutto sommato è già molto».
 
Chi è Agostino Bertolin? Ti chiediamo un identikit minimo ma anche un “racconto” del tuo percorso professionale.
 
«Mi chiedete il mio "profilo". Come riassumere in poche parole il nulla cosmico? A parte gli scherzi, non c’è nulla di cosmico, solo il nulla. OLTREUOMO ha dei progetti futuri. Grazie a dio sono tutti irrealizzabili, altrimenti ci sarebbe un sacco di lavoro da fare e non lo sopporterei. Chi scrive costantemente in un blog si pone come obiettivo proprio quello di dire che sta lavorando mentre in realtà cazzeggia su Facebook. Comunque adesso vediamo, se cresciamo ancora un po’ potremmo pensare di chiudere il sito per mollare tutto all’apice della carriera e diventare delle icone, come ha fatto Amy Winehouse per capirci».

Fin qui il «Bertolin pensiero».
E, come promesso, qui sotto la lista dei vantaggi di non essere belli, che è diverso (ma neanche troppo) da essere dei cessi.

Perché un fisico perfetto è un peso... tutti si aspettano qualcosa di eccezionale da un ragazzo bellissimo. La bellezza è come un regalo troppo ben confezionato. Ti immagini che dentro ci sia chissà che e fatalmente ti delude.  



Ecco allora tutti i vantaggi di non essere belli.


1) Non soffri lo stress di avere dieci ragazze innamorate di te contemporaneamente. Troppe spasimanti sono come troppo sesso: bello, ma ad un certo punto non riesci più a starci dietro.

2) I belli mettono sempre soggezione. Invece con te le persone sono a proprio agio.

3) È stimolante. Affrontare la missione impossibile di attirare una ragazza senza essere figo ti costringe a elaborare strategie, ragionare. Un non bello è costretto a diventare intelligente.

4) Se sei un attore, non rischi di rimanere ingabbiato nello spiacevole ruolo del belloccio stupido.

5) Ti costringe a rimanere in forma per non diventare più brutto di quanto sei già.

6) Se hai il pisello piccolo, nessuna tua fidanzata, guardandolo la prima volta, dirà: “Certo che tua madre poteva darti un po’ meno bicipiti e un po’ più cazzo”.

7) Paradossalmente, scopi molto più dei belli. I fighi non vanno con le cesse, tu invece, conscio della tua scarsa avvenenza, non ti fai scrupoli a trombarti anche un comodino.

8) Acquisisci un certo gusto per l’abbigliamento, essendo davvero pochi i vestiti che ti stanno bene.

9) Per te, stare con una ragazza bella non è la normalità, ma un’incredibile botta di culo. Ti senti come un giocatore del Sassuolo che vince la Champions League.

10) I belli hanno sempre qualcuno che ricorda loro quanto sono fighi. Tu invece, il giorno in cui qualcuno ti troverà attraente, sarai davvero felice.

11) Passi inosservato e, se sei timido, questo è un gran vantaggio.

12) Se sei gay, non devi spiegare a ragazze in lacrime perché non vuoi uscire con loro.

13) Il fidanzato della tua amante non sospetterà mai che lei se la faccia con uno brutto come te.

14) Se sei intelligente, tutti lo noteranno, non essendo distratti da un aspetto fisico troppo interessante.

15) Non rischi di svolgere mestieri oggettivamente umilianti per un uomo, tipo il modello o il ballerino di Buona Domenica.

16) Non devi preoccuparti di quale sia il tuo profilo migliore, perché fanno cagare entrambi.

17) Quando ti fidanzi con una ragazza, non infrangi il cuore di tutte le altre.

18) Nessuno ti rompe le palle perché vuole fare una foto con te.

19) Essendo nato brutto, la vita è in debito con te. Prima o poi verrai risarcito, no?

20) Tutti ti dicono che sei simpatic
o.

martedì 5 agosto 2014

Anche Miranda Lambert e Carrie Underwood posano per LIBERA USCITA



Nel video «Somethin' bad» 
Miranda Lambert e Carrie Underwood 
posano per LIBERA USCITA.
Non ci credete? 
Provate a confrontare la foto del riconoscimento all'americana 
qui sotto con le immagini del video proposto!






martedì 29 luglio 2014

Insegnante indesiderata. Le parole di Piergiorgio Cattani

Insegnante indesiderata (perché lesbica) e quindi allontanata da una scuola cattolica (l'Istituto Sacro Cuore di Trento). Su questo caso dell'estate 2014 se ne sono dette, scritte e lette tante. Posizioni diverse, letture personali, opinioni a confronto nei "palazzi della politica", negli uffici, sulla carta stampata e nei bar di periferia. Ognuno con la propria verità. 
Anche LIBERA USCITA ha dedicato dello spazio: il commento di Elena Lazzari (Arci Lesbica Trentino). Abbiamo letto, detto e scritto. Abbiamo anche ascoltato. Tra i tanti interventi vi proponiamo, per gentile concessione dell'autore, l'intervento di Piergiorgio Cattani.

Qui uno stralcio. Più sotto la versione integrale pubblicata su Trentino e piergiorgiocattani.it


"Vent’anni fa ero studente in uno di questi Istituti parificati. Forse oggi le cose sono completamente cambiate, ma “ai miei tempi” si è vissuto il traumatico passaggio da un corpo insegnante costituito in prevalenza da religiosi (suore e preti) ad uno quasi del tutto laico. Ciò ha comportato un notevolissimo calo di qualità dei docenti e il grave problema della gestione finanziaria. La qualità è diminuita perché l’obiettivo della scuola non era investire sul livello dell’insegnamento e neppure garantire la coerenza con la presunta impostazione di fondo. No, la questione era quella di far quadrare i bilanci. Con una battuta si potrebbe dire che più dei “valori”, contava la “borsa valori” cioè l’effettiva tenuta economica della scuola. Così i docenti venivano sottopagati, i contratti erano ballerini, i dirigenti credevano di poter fare il bello e il cattivo tempo, il turn over era una costante. Insomma questi istituti diventavano un refugium peccatorum per docenti precari e disperati al loro primo impiego".

(...)

In merito gli opinionisti si sono già azzuffati abbastanza. Andando sul terreno dell’ispirazione cristiana dell’istituto e dei comportamenti della preside, siamo certi che suor Eugenia abbia agito con sincerità e abbia voluto garantire “agli studenti e alle loro famiglie” la qualità dell’ “impostazione culturale  e valoriale” della scuola. Domandiamoci allora qual è questa impostazione. Quella che non distingue l’omosessualità dalla pedofilia? Quella che non riesce a discernere le qualità professionali dai comportamenti privati? Quella per cui va bene un uomo con dieci amanti (donne ovviamente) e dai facili costumi sessuali, mentre è scandalosa una donna che (forse) convive con una compagna?"





Riportiamo qui sotto anche le parole di Elena Lazzari per LIBERA USCITA 


lunedì 21 luglio 2014

Insegnante lesbica? Elena Lazzari per LIBERA USCITA

Insegnante indesiderata perchè lesbica?
Per LIBERA USCITA parla Elena Lazzari, 
PresidentA di L'altra Venere - Arcilesbica Trentino Alto Adige

"La scuola - dichiara Lazzari - è un luogo di formazione, da cui la lesbofobia dovrebbe sparire. Insegnare è un diritto quanto il rispetto per la lesbicità. E le due cose possono coesistere senza danno per nessuno".
Di omosessualità e pregiudizi a LIBERA USCITA ci siamo occupati nel "numero zero" 






venerdì 11 luglio 2014

Oliviero Beha a Libera Uscita: «Il nostro calcio ormai è in fase terminale»


«Il calcio è malato. È  ormai a livello tumorale. È  uno sport affetto dal virus del denaro. Gli italiani se lo fanno piacere perchè non hanno altro. Il Mondiale in Brasile? Lo abbiamo visto con la squadra di casa: il calcio è morto. Conta solo ciò che succede sugli spalti». Parole di Oliviero Beha, giornalista e scrittore, esperto di calcio e Calciopoli. Cronista fuori dal coro, ha pagato cara la sua libertà. IN ESCLUSIVA per LIBERA USCITA, ci parla dello sport più bello del mondo, dello sporco, del marcio e di questo mondiale in Samba. 

Nei giorni scorsi LA7 ha trasmesso le partite del mondiale del 1982: Pertini che esulta, Bearzot con la pipa, l’urlo di Tardelli. Quanto è cambiato in questi anni il calcio? Pochi forse ricordano che lo stesso Paolo Rossi venne sdoganato in Spagna dopo lo scandalo del calcio scommesse. Il calcio era (poco) pulito allora e (molto) sporco oggi?

«All’epoca era un calcio malato, ma embrionalmente. Adesso il bubbone è scoppiato. Ora è ormai a livello tumorale. Il “caso Rossi e Manfredonia”, ricordiamo, si era concluso con delle condanne. Nel calcio, più che in altre realtà sportive e non solo, c’è un virus che si chiama denaro. Quando si parla di fondamentalismo islamico tutti, senza essere esperti, sanno di cosa si tratta. E c’è il fondamentalismo economico. Il calcio e tanti altri ambiti sportivi (e non solo sportivi) sono inquinati dal denaro. Sono inquinatissimi».


Ma il virus non esiste solo in Italia.


«Evidentemente no, ma l’Italia ha meno difese. È stata invasa dai miliardi della globalizzazione calcistica e il tessuto di partenza è debole».

Del Mondiale vinto nel 2006 però si parla poco. Forse che ricordare quel campionato del mondo significa anche ricordare la Juventus e i problemi di Mister Lippi?

«Se vogliamo fare riferimento ai processi di rimozione dalla memoria collettiva, chiedo: abbiamo mai sentito parlare veramente di cosa è stato il Mondiale di Spagna? No. Venendo al 2006 e all’Italia vincitrice... beh... su quell’epoca in cui venne alla luce Calciopoli rimane un alone. La Nazionale, si disse allora, avrebbe dovuto vincere a titolo di sanatoria. Clemente Mastella, che oggi ha qualche problemuccio sul piano giudiziario assieme alla moglie, lo disse anche pubblicamente che sarebbe servita un’amnistia preventiva. E l’Italia portò a casa la coppa. Ma il vero punto è cosa sappiamo oggi veramente di Calciopoli? Restano solo gli juventini che si sentono truffati, gli interisti che si sentono per bene e i milanisti che manco sanno come si sentono. Io, che dissi quello che c’era da dire sulla Calciopoli diffusa, ci rimisi il posto al Tg3».

Insomma, chi tocca il calcio muore?


«Sì. È vero, chi tocca il calcio muore. Mentre il calcio non muore ma cambia pelle. Nel Mondiale del Brasile si è dimostrato come sia morto in campo. Conta solo ciò che succede sugli spalti. E la presidente Dilma Vana Rousseff Linhares, che contava nella vittoria della sua Nazionale, ha fatto male i conti e se la prende in quel posto».


 

Da osservatore e da amante del pallone, riesce ancora ad entusiasmarsi quando vede una partita di calcio?

«Avete presente quando si è innamorati? Bene. Quando si è innamorati si pensa mai all'amata mentre questa siede sulla tazza del water? Direi di no. Eppure è questa  l'immagine che ho del calcio. Per mia fortuna sono stato innamorato anche io e vi assicuro che quando si fanno certi pensieri l’innamoramento passa subito. Io sono stato innamorato del calcio. E figuriamoci se non apprezzo certe giocate: mio figlio gioca, io ho giocato seriamente fino ad arrivare agli Allievi dell’Inter. Le borse sportive sono una presenza costante in casa. Diciamo che niente distrae più di questo sport». 

Lei ha scritto dell’indifferenza degli italiani di fronte ad una Nazionale che non ha giocato. Ma l’orgoglio tricolore esiste o è un orgoglio part-time?


«Abbiamo assistito ad un recitativo: gli italiani si sono messi in scena pro e contro la Nazionale, ma si tratta di finto patriottismo».

Ma perché sarebbe finto?

«È finto perché il meccanismo mediatico ha preso il posto della sostanza. Ciò che si dice diventa più importante di ciò che si vede in campo. Ma questo è un problema semiologico che ci porterebbe lontano».





Resta il fatto che c’è stata indifferenza al ritorno in patria dei giocatori italiani.


«Sì, solo indifferenza, perché la protesta e il disprezzo comportano un mettere a repentaglio cuore e viscere. Quello a cui abbiamo assistito era solo tifo, recitato».

Nei campi di calcio delle periferie cittadine ci sono ragazzini di talento. Ma oggi in serie A ci si arriva per merito? O anche lì scatta la “conoscenza”, la raccomandazione (tanto in uso in Italia)? Insomma tra il calcio di oratorio e il calcio professionistico, in mezzo, che si trova?


«Il calcio non è diverso dal resto del Paese. E perché dovrebbe esserlo? Ci sono ragazzi di talento che vengono rovinati dai padri, padri che vengono rovinati dai procuratori. Ci sono giocatori figli di genitori ricchi, che hanno comperato loro i primi anni di carriera. Poi c’era anche del talento, che è emerso. Ma quanti sono quelli di talento che restano fuori? Eclatante è il caso del figlio di Previti, che è anche un bravo ragazzo, che si è fatto un anno di panchina in Champions League. E, poi, come sempre, ci sono anche quelli sponsorizzati da un partito o dall’altro, ma come accade in qualsiasi cosa in questo Paese. Solo un deficiente può pensare che le cose vanno in un certo modo (cioè male) in tutto, tranne che nel calcio». 




Politicamente quanto sarebbe valsa a Matteo Renzi una vittoria ma, cercando di essere più realisti, una marcia dignitosa dell’Italia in Brasile?

«È difficile misurare certe cose. Diciamo che sarebbe stata in linea con lo stile di un presidente del Consiglio che dice senza fare. Qualche vantaggio, se la Nazionale avesse fatto una figura meno barbina, era stato sicuramente messo in conto». 

Torniamo al tifo per l’Italia. Non crede che, dopo essere stati politicamente (ed economicamente) sbertucciati in Europa e nel mondo, ci fosse la voglia di fare vedere che valiamo qualcosa almeno del calcio?


«Il calcio gli italiani se lo fanno piacere. È uno sport ridotto talmente male, tra casi di corruzione gestioni improbabili, che è difficile pensare che il singolo momento ci possa mettere in luce».

Perché gli italiani se lo fanno piacere?


«Perché ormai non ci è rimasto altro».



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