Prosegue, a Trento, la caccia ai conigli che hanno scelto di frequentare il cimitero cittadino. Nonostante i tentativi di cattura (http://liberauscita2014.blogspot.it/2014/10/conigli-al-cimitero-parlano-i.html) da parte dell'amministrazione comunale - che si è affidata ai volontari della LAV - la selvatica comunità, incurante delle proteste, non sembra intenzionata a sgomberare il campo(santo), nemmeno in occasione delle festività di novembre.
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sabato 1 novembre 2014
Parla coniglio bastardo! Dove si nascondono i tuoi amici?
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martedì 28 ottobre 2014
Conigli in fuga
Sonni irrequieti, quelli degli amministratori
pubblici. Il caso “conigli al cimitero” non è ancora chiuso… Parliamo della città di Trento, dove da tempo il Comune fa i conti con un'invasione di roditori: animali selvatici che, non soddisfatti dell'ambiente lungo le rive dell'Adige, hanno cercato asilo allo stadio Briamasco e poi al campo santo.
Là però non sono graditi, tanto che il sindaco ha assoldato i volontari della LAV per catturare le bestiole. Operazione non facile...
LIBERA
USCITA, dopo aver raccolto e condiviso la testimonianza di
un rappresentante della colonia selvatica (http://liberauscita2014.blogspot.it/2014/10/conigli-al-cimitero-parlano-i.html), è in grado di mostrarvi IN ESCLUSIVA la foto della fuga dell'allegra comitiva.
Conigli motorizzati in fuga (continua...)
mercoledì 22 ottobre 2014
Conigli al cimitero. Parlano i protagonisti
Accade a Trento,
nel profondo nord italiano. Da qualche tempo il sonno degli
amministratori pubblici è disturbato dal regno animale.
Rapporto curioso, quello fra trentini e fauna selvatica. Dopo la difficile relazione con l'orsa Daniza, a cui si è posta fine con un narcotico http://liberauscita2014.blogspot.it/2014/08/orsa-se-ne-voglio-sbarazzare.html, ora a tormentare le notti degli abitanti del capoluogo è una numerosa comunità di conigli selvatici che ha colonizzato il camposanto.
È stata mobilitata anche la LAV: i volontari sono stati chiamati per catturare i coniglietti e liberarli lungo il fiume. È il cane (pardon, il coniglio) che si morde la coda, visto che non parliamo di animali stanziali...
Tutto questo accade perché un comitato cittadino, nato nelle ultime settimane, accusa il sindaco di non aver gestito la situazione in tempi e modi adeguati.
Rapporto curioso, quello fra trentini e fauna selvatica. Dopo la difficile relazione con l'orsa Daniza, a cui si è posta fine con un narcotico http://liberauscita2014.blogspot.it/2014/08/orsa-se-ne-voglio-sbarazzare.html, ora a tormentare le notti degli abitanti del capoluogo è una numerosa comunità di conigli selvatici che ha colonizzato il camposanto.
È stata mobilitata anche la LAV: i volontari sono stati chiamati per catturare i coniglietti e liberarli lungo il fiume. È il cane (pardon, il coniglio) che si morde la coda, visto che non parliamo di animali stanziali...
Tutto questo accade perché un comitato cittadino, nato nelle ultime settimane, accusa il sindaco di non aver gestito la situazione in tempi e modi adeguati.
LIBERA USCITA ha incontrato il rappresentante della colonia selvatica, per dare la possibilità di replica alle bestiole.
"È vero – racconta il rappresentante del collettivo dei conigli - ci
eravamo trasferiti al cimitero di via Giusti. Non è stato facile decidere di
trasferirci, dopo tanti anni trascorsi sulle rive dell Adige.
Ma la situazione era diventata insostenibile. Per troppo tempo, lungo il fiume, abbiamo assistito a quotidiani ingorghi del traffico: un caos creato dall'assalto di nuovi residenti al quartiere "le Albere" http://lealbere.it/.
Una vera e propria invasione, quella che ha visto prendere di mira i nuovissimi appartamenti del quartiere, progettato dall'architetto Renzo Piano: locali venduti ed occupati in tempi record.
Ma la situazione era diventata insostenibile. Per troppo tempo, lungo il fiume, abbiamo assistito a quotidiani ingorghi del traffico: un caos creato dall'assalto di nuovi residenti al quartiere "le Albere" http://lealbere.it/.
Una vera e propria invasione, quella che ha visto prendere di mira i nuovissimi appartamenti del quartiere, progettato dall'architetto Renzo Piano: locali venduti ed occupati in tempi record.
Un vero dramma per
noi, costretti alla fuga a causa di questa ondata barbarica di nuovi residenti.
All'inizio avevamo cercato rifugio allo stadio Briamasco, ma la zona pareva non
essere un rifugio tranquillo.
Ci piaceva il camposanto. Là non si lamenta nessuno... ma, a quanto pare, nemmeno al cimitero siamo graditi". (continua...)
Ci piaceva il camposanto. Là non si lamenta nessuno... ma, a quanto pare, nemmeno al cimitero siamo graditi". (continua...)
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martedì 29 luglio 2014
Insegnante indesiderata. Le parole di Piergiorgio Cattani
Insegnante indesiderata (perché lesbica) e quindi allontanata da una scuola cattolica (l'Istituto Sacro Cuore di Trento). Su questo caso dell'estate 2014 se ne sono dette, scritte e lette tante. Posizioni diverse, letture personali, opinioni a confronto nei "palazzi della politica", negli uffici, sulla carta stampata e nei bar di periferia. Ognuno con la propria verità.
Anche LIBERA USCITA ha dedicato dello spazio: il commento di Elena Lazzari (Arci Lesbica Trentino). Abbiamo letto, detto e scritto. Abbiamo anche ascoltato. Tra i tanti interventi vi proponiamo, per gentile concessione dell'autore, l'intervento di Piergiorgio Cattani.
"Vent’anni fa ero studente in uno di questi Istituti parificati. Forse
oggi le cose sono completamente cambiate, ma “ai miei tempi” si è
vissuto il traumatico passaggio da un corpo insegnante costituito in
prevalenza da religiosi (suore e preti) ad uno quasi del tutto laico.
Ciò ha comportato un notevolissimo calo di qualità dei docenti e il
grave problema della gestione finanziaria. La qualità è diminuita perché
l’obiettivo della scuola non era investire sul livello
dell’insegnamento e neppure garantire la coerenza con la presunta
impostazione di fondo. No, la questione era quella di far quadrare i
bilanci. Con una battuta si potrebbe dire che più dei “valori”, contava
la “borsa valori” cioè l’effettiva tenuta economica della scuola. Così i
docenti venivano sottopagati, i contratti erano ballerini, i dirigenti
credevano di poter fare il bello e il cattivo tempo, il turn over era
una costante. Insomma questi istituti diventavano un refugium peccatorum
per docenti precari e disperati al loro primo impiego".
(...)
In merito gli opinionisti si sono già azzuffati abbastanza. Andando sul terreno dell’ispirazione cristiana dell’istituto e dei comportamenti della preside, siamo certi che suor Eugenia abbia agito con sincerità e abbia voluto garantire “agli studenti e alle loro famiglie” la qualità dell’ “impostazione culturale e valoriale” della scuola. Domandiamoci allora qual è questa impostazione. Quella che non distingue l’omosessualità dalla pedofilia? Quella che non riesce a discernere le qualità professionali dai comportamenti privati? Quella per cui va bene un uomo con dieci amanti (donne ovviamente) e dai facili costumi sessuali, mentre è scandalosa una donna che (forse) convive con una compagna?"
Qui uno stralcio. Più sotto la versione integrale pubblicata su Trentino e piergiorgiocattani.it
"Vent’anni fa ero studente in uno di questi Istituti parificati. Forse
oggi le cose sono completamente cambiate, ma “ai miei tempi” si è
vissuto il traumatico passaggio da un corpo insegnante costituito in
prevalenza da religiosi (suore e preti) ad uno quasi del tutto laico.
Ciò ha comportato un notevolissimo calo di qualità dei docenti e il
grave problema della gestione finanziaria. La qualità è diminuita perché
l’obiettivo della scuola non era investire sul livello
dell’insegnamento e neppure garantire la coerenza con la presunta
impostazione di fondo. No, la questione era quella di far quadrare i
bilanci. Con una battuta si potrebbe dire che più dei “valori”, contava
la “borsa valori” cioè l’effettiva tenuta economica della scuola. Così i
docenti venivano sottopagati, i contratti erano ballerini, i dirigenti
credevano di poter fare il bello e il cattivo tempo, il turn over era
una costante. Insomma questi istituti diventavano un refugium peccatorum
per docenti precari e disperati al loro primo impiego".(...)
In merito gli opinionisti si sono già azzuffati abbastanza. Andando sul terreno dell’ispirazione cristiana dell’istituto e dei comportamenti della preside, siamo certi che suor Eugenia abbia agito con sincerità e abbia voluto garantire “agli studenti e alle loro famiglie” la qualità dell’ “impostazione culturale e valoriale” della scuola. Domandiamoci allora qual è questa impostazione. Quella che non distingue l’omosessualità dalla pedofilia? Quella che non riesce a discernere le qualità professionali dai comportamenti privati? Quella per cui va bene un uomo con dieci amanti (donne ovviamente) e dai facili costumi sessuali, mentre è scandalosa una donna che (forse) convive con una compagna?"
Riportiamo qui sotto anche le parole di Elena Lazzari per LIBERA USCITA
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lunedì 5 maggio 2014
La meritocrazia secondo Toni Capuozzo
Quando il cognome conta più
del talento, quando l'appartenenza politica (e non
occorrono tessere di partito per "appartenere") conta più del curriculum, quando frequentare certi ambienti conta più
dell'esperienza.
Alzi la mano chi non sorride amaramente quando
qualcuno promette meritocrazia.
Libera Uscita ha incontrato alcuni personaggi che ci hanno parlato di merito premiato.
Toni Capuozzo :
"C'è meritocrazia ... se c'è umiltà"
Toni Capuozzo , giornalista, inviato Mediaset. «Nella mia storia
professionale debbo tutto al merito. Quale merito? Quello di fare con
passione il mio lavoro. Credo che ognuno di noi abbia un qualche talento.
Occorre capire quale sia il proprio talento , e avere la fortuna di cogliere
l'opportunità per esprimerlo. Il mio talento era quello di narratore di storie,
di viaggiatore, di persona che ama la scrittura.
Non sognavo di fare il
giornalista, e a dire la verità da giovane non avevo le idee chiare su cosa
avrei voluto fare. Vengo da una famiglia modesta, sono cresciuto in provincia,
ho fatto studi - sociologia - che non erano mirati a diventare giornalista
(cambiare il mondo, questo era quello che volevo, e mi ero iscritto a
Trento per andare dove c'era una facoltà ribelle, non per prepararmi
a una professione).
Credo che da lì in poi, anche grazie a quegli anni confusi che mi hanno però insegnato molte cose, abbia contato, con il merito, la fortuna, se non il caso. E certo, anche i contatti, le conoscenze, le persone che apprezzano il tuo lavoro e se ne ricordano. Naturalmente ho attraversato una lunga e povera gavetta, ho passato periodi di disoccupazione e per vivere ho fatto di tutto, dalla revisione dei libri di geografia alle guide gastronomiche, dai testi anonimi per Tuttocittà alla preparazione di itinerari turistici.
Ho scritto per testate importanti, ma anche per periodici e fogli minori. Credo che al talento vada aggiunta la caparbietà e l'umiltà: ho imparato a fare televisione, non ho mai pensato di sentirmi arrivato, ho studiato e provato a migliorarmi sempre, e continuo a farlo.
Credo che da lì in poi, anche grazie a quegli anni confusi che mi hanno però insegnato molte cose, abbia contato, con il merito, la fortuna, se non il caso. E certo, anche i contatti, le conoscenze, le persone che apprezzano il tuo lavoro e se ne ricordano. Naturalmente ho attraversato una lunga e povera gavetta, ho passato periodi di disoccupazione e per vivere ho fatto di tutto, dalla revisione dei libri di geografia alle guide gastronomiche, dai testi anonimi per Tuttocittà alla preparazione di itinerari turistici.
Ho scritto per testate importanti, ma anche per periodici e fogli minori. Credo che al talento vada aggiunta la caparbietà e l'umiltà: ho imparato a fare televisione, non ho mai pensato di sentirmi arrivato, ho studiato e provato a migliorarmi sempre, e continuo a farlo.
Alcune caratteristiche mi
hanno sempre aiutato: saper viaggiare, non temere la fatica e il rischio,
amare la gente comune. Forse altre caratteristiche mi hanno chiuso altre
possibilità di carriera: non amo le ideologie, la politica, non frequento
salotti o circoli esclusivi, non ho amicizie che contano. Ma volevo fare
l'inviato, non il direttore. Volevo viaggiare, e ci sono riuscito. Credo, alla
fine, per merito e basta.
E certo, anche grazie a quelli che hanno creduto in me, che mi hanno dato un'opportunità. Porto un cognome che in televisione appariva, prima di me, solo in una pubblicità di Abatantuono sulla pizza, ma non sono mai stato troppo diffidente dei nomi importanti, nel giornalismo. Possono essere bravi colleghi o no, non dipende dal cognome che pure gli avrà facilitato le cose.
Per quel che mi riguarda sono contento di essere figlio di brave persone qualunque, che mi hanno insegnato molto, e di aver fatto l'operaio in fonderia, il manovale edile, l'insegnante: ho imparato cose che gli esami da professionista non insegnano. Ho passato tanti esami nella vita, e credo che il merito abbia una buona parte nell'averli passati. Ma anche la fortuna, l'assenza di pigrizia, la curiosità sempre viva, e di nuovo la fortuna di aver vissuto anni in cui c'erano opportunità di mettersi alla prova».
E certo, anche grazie a quelli che hanno creduto in me, che mi hanno dato un'opportunità. Porto un cognome che in televisione appariva, prima di me, solo in una pubblicità di Abatantuono sulla pizza, ma non sono mai stato troppo diffidente dei nomi importanti, nel giornalismo. Possono essere bravi colleghi o no, non dipende dal cognome che pure gli avrà facilitato le cose.
Per quel che mi riguarda sono contento di essere figlio di brave persone qualunque, che mi hanno insegnato molto, e di aver fatto l'operaio in fonderia, il manovale edile, l'insegnante: ho imparato cose che gli esami da professionista non insegnano. Ho passato tanti esami nella vita, e credo che il merito abbia una buona parte nell'averli passati. Ma anche la fortuna, l'assenza di pigrizia, la curiosità sempre viva, e di nuovo la fortuna di aver vissuto anni in cui c'erano opportunità di mettersi alla prova».
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sabato 19 aprile 2014
Camilla Bolomini - L'universitaria
Gli studenti a Trento? I benvenuti. Fino all'ora di cena. Poi... puff! Tutti via! Niente giovani, niente frastuono per le vie del centro storico. Ordine dei residenti. Ma la città è e rimane universitaria. 15 mila giovani non li puoi chiudere in casa. Per questo chi si lamenta è destinato a farlo.
E loro, gli studenti, cosa dicono? Camilla Bolomini, laureanda in Giurisprudenza, risiede in centro. Ha scelto il nostro ateneo perchè di grande qualità, ma dalla vita trentina è rimasta delusa. Pubblici esercizi spesso poco inclini all'elasticità. Orari di apertura troppo stretti e una convivenza (si pensi solo al "caso Cantinota") a dir poco difficile. E mentre a Palazzo si studia la soluzione al problema movida con strategie da campionato di scacchi, gli universitari se la passano da criminali in attesa di giudizio.
Di una città vissuta e quindi ben frequentata non se ne parla. Probabilmente una maggiore presenza di spazi di aggregazione eviterebbe "l'effetto formicaio": tutti nella stessa strada, alla stessa ora con relativi rumori e problemi. "Io? Me ne andrò presto - dice Camilla - mi mancheranno i compagni di studio. La città... molto meno!".
venerdì 18 aprile 2014
Gian Piero Robbi - Il disabile
Barriere architettoniche da abbattere, il diritto di avere una famiglia, un lavoro, una vita. Battaglie quotidiane per Gian Piero Robbi abituato a battersi contro i pregiudizi e i divieti. Impossibile entrare a Palazzo Thun, sede del Municipio, che si affaccia sulla centralissima via Belenzani della civilissima Trento. Non se ne parla proprio. Un divieto di fatto. E non servono i reparti speciali dell'Esercito. Per bloccare (fisicamente) Gian Piero basta un semplice gradino e il gioco è fatto.
Ma un tipo come lui, con quella "brutta faccia", non si ferma al primo ostacolo. Va oltre. Con quella "brutta faccia" si batte da uomo, padre, lavoratore, cittadino rispettoso. Chiede rispetto e qualche accorgimento per non lasciare che marciapiedi, indifferenza, sportelli bancomat inagibili, servizi igienici fuori norma e ignoranza abbiano la meglio.
Non resta che sperare che le cose cambino e pregare. Magari in cattedrale, purchè si riesca a entrare dall'ingresso di via Verdi perchè il portale di piazza Duomo non ha superato la "prova barriera". Passaggi (anche mentali) troppo stretti per coscienze (ancora) troppo sorde.
lunedì 14 aprile 2014
Adriano Rizzoli - L' ambientalista
Per anni ha "incassato": sorrisi ironici e qualche insulto. Se per una certa politica è un rompiscatole, per gli ambientalisti da salotto è un pungolo continuo.
Un grillo parlante. Il grillo parlante è finito spiaccicato su una parete. Adriano Rizzoli, invece, è vivo e vegeto. Lui - che con Simonetta Gabrielli ha tenuto a battesimo l'associazione Nimby Trentino - è una figura storica in tema di gestione virtuosa dei rifiuti. In anni in cui la Provincia ha diretto la nave del trentino verso Ischia Podetti - l'ormai nota località di Trento Nord dove si sarebbe dovuto realizzare un inceneritore - lui si è schierato contro. Ha protestato e ha digiunato. Ha contestato la filosofia del "bruciamo tutto", portando dati tecnici al di sopra di ogni sospetto.
Un grillo parlante. Il grillo parlante è finito spiaccicato su una parete. Adriano Rizzoli, invece, è vivo e vegeto. Lui - che con Simonetta Gabrielli ha tenuto a battesimo l'associazione Nimby Trentino - è una figura storica in tema di gestione virtuosa dei rifiuti. In anni in cui la Provincia ha diretto la nave del trentino verso Ischia Podetti - l'ormai nota località di Trento Nord dove si sarebbe dovuto realizzare un inceneritore - lui si è schierato contro. Ha protestato e ha digiunato. Ha contestato la filosofia del "bruciamo tutto", portando dati tecnici al di sopra di ogni sospetto.
Una faccia, la sua, che può piacere o no, ma lui non pare intenzionato a fermarsi. Diventa un "personaggio fastidioso": in un periodo di sicurezze vacillanti e flebili confini tra percepito e reale, parla di sicurezza per la salute pubblica.
Adriano Rizzoli continua l'impegno per la tutela dell'ambiente e a scrivere dei fumi di acciaieria, anche di quella tarantina con PeaceLink e Fondo Antidiossina, degli scandali dei rifiuti tossici e dell'ipotesi di trasformazione del cementificio di Sarche in un bruciatore di Css (Combustibile secondario solido). Brutte storie, come certe facce, pericolose quanto un Rizzoli a piede libero.
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